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È ormai passato più di un anno, da quando le piattaforme sociali hanno dato a tutti l’incredibile opportunità di trasmettere dal vivo, in diretta, con un semplice click sullo smartphone. A dire la verità esistevano già alcune possibilità, prima di Merkaat, Periscope, Facebook Live e altri, che hanno imposto il livestream su larga scala, ma la semplicità d’uso di questi ultimi e la grande capacità di penetrazione di piattaforme come Twitter e Facebook ha fatto la differenza.

Oggi chiunque può andare in livestream, con uno smartphone da poche centinaia o addirittura decine di euro e una connessione internet decente. Lo fanno soprattutto i teenager e gli adolescenti, per i quali la diretta è ormai un vero e proprio paradigma. Oggi non pochi genitori bussano alla porta della cameretta dei figli e si sentono urlare “sono in live!!!”, in qualsiasi momento, a qualunque orario e con un solo scopo: esprimersi, comunicare, instaurare relazioni ed esplorare il mondo mettendosi al centro, rendendosi protagonisti e artefici del proprio destino.

Nel giro di pochissimi anni è davvero cambiato tutto. Se fino ad un paio di anni fa i protagonisti della rete erano gli YouTuber, soprattutto per quanto riguarda le fasce di pubblico più giovani, oggi chi non ha il coraggio e gli argomenti per andare in live ha molto meno appeal, perché non c’è nulla di più emozionante, imprevedibile e affascinante della diretta. Basta però guardarne qualcuna, per capire subito che questo modello presenta un grande quantitativo di variabili e che non può essere preso a cuor leggero, se non si vogliono correre inutili rischi. I ragazzi lo fanno, chi usa la rete per business dovrebbe avere una maggiore consapevolezza.

E le aziende? Il livestreaming è adatto al marketing delle aziende? La risposta non è semplice e i “dipende” sono davvero molti, tanto da poter dire che non esiste una risposta univoca o un consiglio che vale per tutti. Esistono però delle linee guida, su cui tutti dovrebbero riflettere, prima di aprire una diretta. Prima di ogni altra cosa bisognerebbe capire perché si usa la diretta, ad esempio. Il motivo è uno solo:

  • rendere gli altri partecipi di quello che sta accadendo, in tempo reale.

Questo la TV e la radio lo fanno già da parecchio, ma la rete ci permette di fare un passo in più e quel passo non è un eventuale plus, ma un vero e proprio paradigma. Andare in diretta ha senso soltanto se siamo disposti a:

  • interagire con chi sta guardando la diretta.

Andare live sui canali sociali, infatti, presuppone il rispetto delle più basilari norme di queste piattaforme, che mettono al bando l’autoreferenzialità e che al contrario puntano tutto sull’interazione, sulla capacità di chi le utilizza di lasciare spazio agli altri, di stimolare la loro interazione e di creare delle relazioni che vanno ben oltre la mera fruizione di un contenuto. Questo significa che le dirette in livestream non sono lo strumento adatto per mettere al centro noi stessi e le nostre aziende, servizi e prodotti, ma per:

  • dare spazio a chi guarda e riscattarlo dalla dimensione di spettatore passivo, propria dei media pre internet.

Se siamo disposti a fare questo, e quindi a spostare i riflettori dallo spettacolo al pubblico, senza il quale lo spettacolo non ha ragione di esistere, allora il livestream fa per noi ed è lo strumento più incisivo per:

  • fare tavole rotonde e dibattiti, presentare nuove idee, prodotti e servizi, raccontare in modo corale e interattivo eventi e manifestazioni, aprire le nostre aziende al pubblico.

Questo e molto altro, perché il livestream non ha altri confini che la fantasia di chi intende ricorrervi, consapevole del senso di questo strumento, dei suoi limiti, delle sue opportunità e dei suoi rischi, ma soprattutto della dimensione più autentica dei canali sociali e della rete stessa: non servono per urlare alla gente con il megafono in mano, come avveniva con i media offline, ma per entrare in relazione.

Consulta anche le slide dell’intervento del nostro Claudio Gagliardini al Global Summit Marketing & Digitale 2017:

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